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Salviamo i Talenti – Premio Attilio Corsini al Teatro Vittoria

maggio 7, 2016 - News

Dall’ 11 maggio al 6 giugno 2016, il Teatro Vittoria di Roma ospiterà l’ottava edizione della rassegna “SALVIAMO I TALENTI – Premio Attilio Corsini”, iniziativa nata per promuovere progetti teatrali di grande qualità i cui protagonisti sono giovani registi e giovani attori. Quattro gli spettacoli in competizione, scelti dalla direttrice artistica Viviana Toniolo, nel panorama delle cosiddette “cantine”, o come vengono definiti all’estero “teatri off”. Spazi che hanno costituito un imprescindibile bacino di nuove risorse e nuovi talenti da proporre sui palcoscenici maggiori. I quattro spettacoli rappresentati per due giorni ciascuno, concorreranno per aggiudicarsi il Premio Attilio Corsini (scomparso nel 2008. Fondò, con Viviana Toniolo la compagnia Attori &Tenici ed il Teatro Vittoria).

La giuria sarà composta dal pubblico a cui è demandato l’importantissimo compito di scegliere il Teatro di domani. Infatti, dopo aver assistito a tutti gli spettacoli, voterà il suo preferito, insieme ad una giuria di addetti ai lavori: produttori, registi, direttori di doppiaggio, direttori di teatro. Scopo della manifestazione è aumentare le opportunità di stimolo per la creatività giovanile ed emergente e dare più visibilità, costruendo una vetrina per i nuovi talenti ancora sconosciuti. La premiazione si terrà il 6 giugno.

Lo spettacolo vincitore sarà prodotto dalla Compagnia Attori & Tecnici e verrà inserito nel cartellone 2016/2017 del Teatro Vittoria. Per agevolare una partecipazione che sia la più ampia possibile, il costo dell’abbonamento per i quattro spettacoli sarà di soli 20 euro e darà diritto a far parte della giuria.

Biglietti ridotti: 7 euro Abbonamento ai 4 spettacoli: 20 euro

Gli spettacoli finalisti _ Il programma

11 maggio ore 21 e 12 maggio ore 17.30

Persone naturali e strafottenti

di Giuseppe Patroni Griffi, regia Giancarlo Nicoletti, con Sebastian Gimelli Morosini, Michele Balducci, Cristina Todaro, Fabio Minicillo

SINOSSI

E’ la notte di Capodanno. Siamo nel sottosuolo di Napoli, in un misero appartamento che funge da casa d’appuntamenti. In scena quattro persone naturali e strafottenti alla ricerca, costi quel che costi, di una possibile felicità che gli faccia dimenticare la palude in cui stanno consumando le loro misere esistenze. I personaggi di questo ordinario squallore sono: donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello; Mariacallàs, un travestito, una persona rassegnata che ha già tentato il suicidio e non crede più negli uomini; Byron, uno scrittore arrabbiato che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni e le violenze patite a motivo del colore della sua pelle e Fred, uno studente omosessuale assetato di libertà. Fred e Byron sono accompagnati da Mariacallàs in questa topaia per festeggiare il capodanno. L’inizio è cauto (i due si sono conosciuti da poco), le animate discussioni e litigi sulle rispettive esperienze e miserie esistenziali sfociano in una sessione di consenziente, brutale violenza sessuale.

NOTE DI REGIA

Ci sono, in questo testo del 1973 di Patroni Griffi, un’attualità così tangibile e una poetica di fondo così lucida e disincantata, da farne a tutti gli effetti un testo contemporaneo, e perciò di teatro necessario. Emarginazione, violenza, distanze sociali e culturali, il problema della sessualità, la ricerca continua di un altro che non esiste. Tutte queste tematiche vengono declinate, nella drammaturgia di Patroni Griffi, con il mezzo del turpiloquio, della tragicommedia, di un sapore post-eduardiano e pre-ruccelliano, dal respiro di un periodare poetico (e politico) fortemente contemporaneo, crudo, scevro da manierismi. Uno squarcio di vita di una generazione senza futuro, un affresco animato da personaggi border line che appaiono come noi vogliamo vederli: cinici, superficiali, amorali. In realtà si tratta di creature inquiete, sole che soffrono inconsapevolmente la loro condizione nella perenne ricerca di una possibile felicità. E la cercano dando libero sfogo alle pulsioni sessuali e alla loro mercificazione. E’ una tragicommedia cruda che, sulle ali del grottesco, tocca gli estremi dagli accenti plebei di Violante, alle citazioni colte della pseudo intellettuale Mariacallàs.

Da questo sudore di corpi costretti coattivamente alla ricerca della propria felicità entro le mura di uno spazio vitale / non vitale, che ogni pagina del testo sprigiona chiaramente, l’intuizione di farne uno spettacolo da camera. L’idea di base del progetto registico è pertanto quella di un “interno” dove accogliere il pubblico, testimone della storia che viene raccontata, grazie a una scenografia essenziale e alla completa revisione del concetto di spazio scenico, che diviene quadrimensionale, privo di fondali, sipari, quarte pareti, quinte.

Uno spettacolo dal sapore cinematografico, che preveda un incontro osmotico fra pubblico e attori, per un’esperienza di teatro diretto, e non filtrato dalla convenzionalità rappresentativa, in ossequio e in linea alla stessa struttura anti-convenzionale, concreta, essenziale, e perciò disarmante, del testo di Patroni Griffi.

15 maggio ore 21 e 16 maggio ore 17.30

La vera vita del Cavaliere Mascherato

regia e testi di Alessandro De Feo con Tiziano Caputo, Alessia Iacopetta, Matteo Cirillo, Fabrizio Milano, Gioele Rotini, Ilenia Sbarufatti, Lorenzo Garufo, Francesco Maruccia

In un triste albergo di periferia, il cameriere Jacob Geherda conduce un’esistenza miserabile, con una paga vergognosa, costretto a subire qualsiasi tipo di angherie dalla clientela e dai superiori. Incapace di esprimere la propria rabbia nella vita reale, sogna di essere l’eroico Cavaliere Mascherato, e tra coriandoli e stelle filanti si fa araldo di pace e bontà nonché di un certo sense of humor…il quale, si sa, piace molto alle ragazze. Il lieto fine, però, resta solo nel sogno se Geherda non muta il desiderio in coscienza reale, nel suo essere costantemente in bilico tra il dovere di dire la verità sempre e il proprio tornaconto esteriore.

Guardando sotto i panni da cameriere di Geherda, sotto la sua squallida vita reale, si vede quello che resta quando anche l’ultimo sogno testardo sfuma alla luce cruda della ragione degli altri. Se il sogno in questo mondo è ancora un errore, quando anche l’ultimo errore sarà consumato, siederà davanti a noi come compagno il nulla. Sognare, allora come oggi, vuol dire sottrarsi alla lotta reale per la giustizia, per la verità, per la bellezza interiore. E chi non partecipa alla battaglia, si sa, ­ parteciperà alla disfatta. Ma questo è solo il senso apparente di questo pezzo, la voce della sua contrarietà, della sua rivolta di fronte alla miseria morale e materiale della realtà sociale. Per noi questo atto, dimenticato forse dal suo stesso autore, contiene un messaggio netto che riguarda la nostra attitudine ed eccita la nostra volontà: pensare il teatro oltre le sue forme, come atto di testimonianza giurata, organica e vissuta. Parola fisica ancora in grado di cambiare il mondo, fosse anche quello privato di un solo spettatore. Infatti i nostri sogni, così diversi da quelli di Geherda, hanno però a che fare con la stessa realtà. Vorremmo anche noi sottrarci alla presa mortale del finto mercato, fuggire verso il nostro pubblico, tornare avendo riconosciuto le cose nascoste e quelle dimenticate, avere un nostro sipario, vendicare i fantasmi, le malinconiche e sorridenti presenze di un teatro che non c’è più, o di un teatro che non c’è ancora, se non nella memoria tenace, se non nella nostalgia del futuro. Vogliamo così imparare ancora, anche da Geherda, a non vivere sognando nella supina routine di un mestiere degradato, cercando a testa bassa un po’ di gaudio nel male comune.

31 maggio ore 21 e 1 giugno ore 17.30

Gabriele

di Fausto Paravidino e Giampiero Rappa

regia di Marco Bellomo, Andrea Ferri, Alessandro Filosa, Valerio Leoni, Mattia Parrella

con Virginia Arveda, Marco Bellomo, Andrea Ferri, Alessandro Filosa, Valerio Leoni, Mattia Parrella

Cinque giovani attori.

Una casa. Anzi no: una cucina.

Ricavarsi uno spazio.

Fronteggiare le difficoltà.

Restare uniti.

Un giorno, dopo l’ennesima lite, arriva

Angela.
Tenterà di dare ai ragazzi le spinte decisive per farli finalmente diventare uomini.

5 giugno ore 21 e 6 giugno ore 17.30

Elettra

di Hugo von Hofmannsthal, regia di Giuliano Scarpinato con Elena Aimone, Anna Charlotte Barbera, Giuliano Scarpinato, Elio D’Alessandro, Raffaele Musella, Giulia Rupi, Daniele Sala, Eleonora Tata, Francesca Turrini, Valentina Virando

La storia di Elettra appartiene al mito. Sfugge al tempo e allo spazio, attraversa indenne i millenni e giunge con forza immutata ai nostri petti, alle nostre orecchie, ai nostri occhi. Pugno nello stomaco, lama che affonda, Hugo von Hofmannsthal la racchiude nel breve tempo di un atto: quasi una travolgente successione di inquadrature cinematografiche, un “thriller dell’anima” dal ritmo incalzante e forsennato.